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Tu mi leggerai, perché io voglio che sia così.

di Vieri Mantelli


Secondo il vocabolario, la definizione di cambiamento è “la sostituzione o avvicendamento che riguarda in tutto o in parte la sostanza o l'aspetto di qualcosa o di qualcuno”. Sempre secondo il vocabolario, la sostanza in filosofia è “l’essenza o principio permanente di per sé, al di là di ogni mutamento o divenire”.

Quindi cambiare significa modificare la nostra essenza, il nostro principio permanente.

Se ci pensiamo bene, la nostra essenza è probabilmente costruita da noi stessi e dall’ambiente che ci circonda.

Dunque, noi siamo quelli che avremmo voluto essere? Oppure siamo quello che gli altri, che il mondo esterno, ha voluto che fossimo?


Nella psicologia del consumo si dice che l’influenzatore sia un attore molto importante all’interno del comportamento di consumo.

Dunque, al di là della psicologia del consumo, che ruolo gioca nella società e nella formazione dell’individuo l’influenzatore? Che potere inconscio esercita su di noi? Possiamo essere influenzatori di noi stessi?


Fin da piccoli siamo influenzati dal parere delle altre persone. Molte volte, senza farci troppo caso, ci rimangono impresse le parole delle altre persone, le opinioni sul nostro conto.

In quel momento noi elaboriamo e immagazziniamo l’informazione e la conserviamo, riponendola al proprio posto, un posto che a mio modo di vedere è molto importante: la self confidence.

Si, le opinioni altrui compongono la nostra la nostra self confidence.

Molto probabilmente è proprio per questo motivo che siamo così impauriti e preoccupati riguardo a ciò che gli altri pensano di noi, perché sappiamo che se l’opinione è negativa saremo costretti ad aggiungere un tassello negativo all’interno del puzzle della nostra self confidence e quindi della nostra personalità.


Se questo avvenisse nell’età adolescenziale potrebbe avere delle ripercussioni eccessivamente negative su di noi. Il periodo dell’adolescenza è molto complicato a causa della comparsadella sessualità, che richiede una riformulazione radicale della visione del mondo.

Ed è proprio in quell’età che sorgono i primi dubbi sull’esistenza. Chi siamo? Ma soprattutto chi saremo?

È qui che il mondo non è più videogames e Barbie, ma inizia ad essere competitività spietata e guerriglia silenziosa.

Ma come si combatte questa guerriglia se non abbiamo fiducia in noi stessi e nei nostri mezzi?

Non si combatte, si gettano le armi.

Ed ecco che ha inizio l’epoca del nichilismo, dove tutti i valori non hanno più valore, dove non c’è nessuno scopo.


“Scopo” è una parola greca che significa guardare, mirare un bersaglio. Quando manca lo scopo, manca la motivazione, manca la direzione verso il desiderio.

Come si può pretendere di raggiungere un obiettivo, se quell’obiettivo non lo conosciamo?

Dobbiamo lavorare sullo scopo e sulla fiducia in noi stessi. Dobbiamo distaccarci dalla figura dell’influenzatore, dalle tendenze, dal giudizio altrui e iniziare a lavorare sulle nostre qualità ponendoci obiettivi a breve, medio e lungo termine.

Soltanto così possiamo uscire dalla dimensione nichilistica che sta inghiottendo tantissimi giovani e giovanissimi.


Lavorare su noi stessi significa individuare il proprio orizzonte, non quello del nostro migliore amico, non quello del nostro vicino di banco, non quello della nostra ragazza.

E dobbiamo smettere di pensare che gli obiettivi troppo ambiziosi sono irraggiungibili, non è vero, non lo sono.

Tutti gli obiettivi, come tali, hanno modo di essere raggiunti.


Quando ho iniziato a lavorare con Lindsay Kemp e con personaggi del mondo dello spettacolo non capivo come avessi fatto ad arrivare li, spesso mi rispondevo: fortuna.

Ma a distanza di anni ho trovato dentro me stesso la vera risposta: ci ho sempre creduto. Ho sempre creduto di poter avere una crescita personale costante, di smentire tutti quelli che non credevano in me e di superare i limiti che mi avevano imposto.

Al momento del mio primo contratto lavorativo nell’ambito che studio e che amo, il marketing, mi sono detto nuovamente: fortuna.

Oggi rispondo: Si, anche fortuna, ma la fortuna esiste se la vai a cercare. Da qualche parte c’è, non puoi sapere dove. Tu lavora duro e la fortuna arriverà.


Siate spregiudicati, tentate, rischiate e soprattutto fatelo il prima possibile. Cambiate voi stessi per cambiare il mondo, iniziate a trasformare i sogni in azioni concrete.

Tentare, sbagliare, fare brutte figure: questo mi ha fatto crescere, ma il risultato negativo di queste azioni non mi ha mai influenzato.

Dobbiamo scrollarci di dosso le opinioni negative, la personalità che non ci appartiene e che ci hanno costruito le opinioni altrui. Noi siamo altro, scaviamo dentro noi stessi, chiediamoci chi vogliamo essere, cosa vogliamo diventare, senza tenere maipresente quello che gli altri vorrebbero che fossimo.

Mai uguali a loro, sempre uguali alla nostra essenza.


Ps. In molti di voi adesso, dopo aver letto la mia riflessione, scritta di getto, senza averla meditata troppo, forse noiosa, forse utile, certamente istintiva, si chiederanno quale sia il nesso tra il titolo e lo svolgimento del testo. Vorrei non doverlo spiegare, ma non ho la presunzione di essere capito, infondo non sono nessuno per chiedervi una lettura cosciente e profonda. Credo, però, che non avrei potuto trovare un titolo migliore per riassumere con poche parole il messaggio intrinseco alla mia riflessione.

Come ho scritto poco sopra, dobbiamo credere veramente in ciò che vogliamo, dobbiamo credere nei nostri mezzi e dobbiamo convincerci che potremmo raggiungere qualsiasi obiettivo.

Quando ho iniziato a scrivere, ho deciso che avrei dovuto darvi una dimostrazione pratica di come, utilizzando l’ingegno, qualsiasi persona è in grado di raggiungere un obiettivo. Oggi il mio obiettivo era quello di tenerti qua, davanti ad uno schermo, a leggere la mia riflessione. E come potete vedere ci sono riuscito. Allora quale titolo migliore per dimostrarvi che ogni obiettivo può essere raggiunto, alcune volte con ingegno, altre con il sudore della fronte, altre ancora per pura casualità.


Vieri Mantelli, capitale umano italiano